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Club Salute addio! Storia di una farmacia che lascia il nostro Network

Club Salute addio! Storia di una farmacia che lascia il nostro Network

A cura di Club Salute

Cosa può spingere una farmacia a uscire da Club Salute? Ne abbiamo parlato con il Dr. Sandro Marzani, affiliato al nostro Network, che ha deciso però di lasciarlo. Ripercorriamo insieme a lui il periodo di affiliazione, i motivi che lo hanno spinto a dire addio a Club Salute e riportiamo qualche consiglio per tutti i farmacisti che stanno valutando se entrare in un network e quale scegliere.

Lei è stato presidente di una società di farmacisti, la Catena Farmaceutica dell’Adda, per molti anni, avete cercato di lavorare insieme, creando maggiori opportunità per le vostre farmacie, poi le cose non hanno funzionato ma lo spirito era di convergere verso un’insegna comune, delle attività coordinate e quindi creare un’identità nuova. Ci racconta del passaggio da farmacia indipendente a farmacia affiliata a Club Salute e la sua esperienza nel network?

Io sono nato come farmacista in una struttura consortile, mio padre è stato fra i fondatori di Catena Farmaceutica dell’Adda, che brillava per avere un altissimo indice di fedeltà delle farmacie che ne facevano parte. Questo era proprio legato alla convinzione che: “se la società andava bene, andavo bene anche io”. Negli anni successivi poi, per varie ragioni, arrivò la convinzione di passare da consorzio ad una società per azioni. Questo passaggio, obbligato, purtroppo non fu ben compreso e fu l’inizio dei nostri problemi. Calo della fedeltà delle farmacie del gruppo, ricambio generazionale e problemi concomitanti ci hanno portato a chiudere la nostra esperienza.

Tornare ad essere una farmacia indipendente sarebbe stato per me impensabile, a meno che non avessi deciso di essere “schiavo” della professione, lavorando troppe ore al giorno, domeniche e festivi compresi. Già molti anni fa trovavo che essere indipendenti fosse fonte di estrema debolezza e di difficoltà ad affrontare e vincere le sfide che attendono le farmacie; ho sempre pensato che il futuro fosse fatto da colleghi che insieme organizzano e aggrediscono il futuro. Questo vale ancora di più oggi, perché ai farmacisti sono richieste competenze che non rientrano nelle loro corde.

Club Salute è stata una sorpresa, una società fatta da farmacisti quindi capace di capire bene la farmacia e ben organizzata, un vero retail efficace. Probabilmente la nostra esperienza di Catena Farmaceutica avrebbe confluito in un progetto molto simile. Nel nostro percorso abbiamo raccolto e confrontato varie esperienze, più o meno positive. Club Salute è la più positiva!

Perché ha ritenuto strategico entrare in una rete come Club Salute?

Verso Club Salute ho avuto - e ho tutt’ora - un sentimento di gratitudine perché ha aiutato Catena Farmaceutica in momenti di bisogno, debolezza e di transizione. Avendo un imprinting di gruppo, ritornare da solo sarebbe stato difficile. Per questo, Club Salute sicuramente era la soluzione. Noi farmacisti, a volte, ci impegniamo in discipline dove ci divertiamo (il marketing, la comunicazione, il digitale, ecc), ma rimaniamo degli improvvisati, ne facciamo una buona e tre no, spesso prendiamo decisioni di altri.

Cosa intende?

Il “farmacista tuttologo” di anni fa, è finito; non ha più logica, il farmacista si deve concentrare sul banco e per farlo ci vuole professionalità. A volte si accettano proposte di un’azienda, senza averne analizzate altre, le facciamo nostre e poi le difendiamo, anche se sbagliate. Il tempo di queste cose è finito. Un’organizzazione strutturata e professionale porta altri risultati. L’ho provato, conti alla mano, nella mia farmacia lavorando con Club Salute.

Perché quindi ha preso la decisione di vendere la sua farmacia?

Già affaticato dalle vicende che hanno portato alla chiusura di Catena Farmaceutica, il Covid è stata “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Determinante nella scelta di vendere le mie farmacie è stato la mancanza di un ricambio generazionale. Non ho però trovato la voglia di continuare ancora per un poco di anni, nonostante il piacere di stare al banco, per il gravame burocratico che rende la gestione insopportabile, un’organizzazione sindacale e un ordine professionale che non mi sono vicini, la mia convinzione di vendere si è definita. Non è però una soluzione che consiglio. Di fatto, l’ultimo anno di affiliazione a Club Salute è stato il migliore di sempre per il reddito della mia farmacia, ma a volte bisogna dire basta. Sono figlio di titolare, esercito da oltre 40 anni e dopo di me non vi era continuità.

Alcuni colleghi non sono disponibili a pagare le quote di affiliazione, pretendono che siano sostenute dai fatturati? Cosa può dirci?

È vero, la fedeltà commerciale nel passato era sufficiente per garantire i servizi logistici. Ma parliamo di una “organizzazione farmacia” che non esiste più. La quota di affiliazione diventa obbligatoria nel momento in cui vengono compresi servizi, ora indispensabili, che implicano lavoro e professionalità. Solo per fare un esempio, noto ancora farmacie con in esposizione i prodotti estivi a dicembre; questo per dire che non tutte le farmacie si occupano della riorganizzazione e dei cambi stagionali, perché non hanno la competenza necessaria per rielaborare un’esposizione efficace e funzionale. Difatti, già il pensiero di riorganizzare la farmacia è un lavoro e va pagato. Questo costo, quindi, è da interpretare come un investimento per tutti i servizi che si ricevono e che si dovranno ideare. Facendo i conti, una farmacia gestita solo dal titolare spenderebbe molto di più per un risultato meno efficace se non opera in modo centralizzato. Direi che la quota è un importo davvero trascurabile rispetto ai risultati che si ottengono affidandosi al network giusto.

Se avesse l’opportunità di parlare francamente ai suoi colleghi “indecisi”, ovvero coloro che stanno valutando se restare farmacisti indipendenti o affiliarsi a un network, cosa direbbe loro?

Mi consento di essere schietto considerato che, farmacista sempre, ma da qualche settimana non più né titolare né iscritto all’Ordine: non c’è motivo di essere titubanti, l’indecisione porta al deperimento del proprio business. Il farmacista da solo o è isolato sul cucuzzolo di una montagna o non ha alternative se vuole avere un’azienda che realizzi il proprio potenziale intrinseco, altrimenti sopravvivrà come un negozio vecchio stampo, con poco futuro, poca attrattività verso i collaboratori e la propria clientela, redditività in calo, sempre rinchiuso nelle mura della sua farmacia.

La decisione di affiliarsi, invece, diventa strategica. Entrare a far parte di un network implica interconnessione, forza e collaborazione da parte del singolo anello; perciò, se in qualità di singolo riconosci di essere importante e sei attivo nel network stesso, il progetto di affiliazione sarà un successo. Per te e per il tuo gruppo.

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